Mandare in orbita dei generatori in grado di raccogliere e inviare sulla Terra l’energia solare. Una soluzione che può imprimere una svolta all’uso delle fonti rinnovabili. Non è un racconto di fantascienza o la visione avveniristica di qualche futurologo, ma l’obiettivo di Solar Power Iniziative, un progetto dell’European Aeronautic Defence and Space Company, che si giova del supporto della Agenzia Spaziale Europea e del finanziamento della città di Brema. Il sistema ipotizzato da Eads prevede che dei riflettori estesi per 78 chilometri quadrati, con una potenza di 10 gigawatt, stiano in orbita a un’altezza di 36mila chilometri e spediscano la luce del sole sulla Terra, dove dei pannelli ad hoc dotati di cellule fotovoltaiche possano intercettarla e convertirla in energia elettrica. La luce solare raccolta in orbita, prima di essere inviata verso la Terra, deve, però, essere trasformata in un raggio laser.
Un’altra ipotesi è quella di convertirla in microonde. «Riteniamo che il laser sia preferibile», spiega Frank Steinsiek di Eads, responsabile del progetto. «In questo modo è possibile usare, nello spazio e sulla Terra, strutture dalla superficie più ridotta, e avere una minore dispersione energetica e un buon grado di efficienza. Il laser per di più non produce effetti distorsivi sulle comunicazioni elettroniche e sui sistemi di navigazione satellitare». Una dimostrazione è stata realizzata da Eads insieme a cinque ingegneri della startup svizzera FiveCo. Si tratta di un’automobilina lunga 20 centimetri, una sorta di minirobot, sormontata da una corona argentata. All’interno della corona c’è una cellula fotovoltaica che, colpita da un raggio laser inviato dalla distanza di 250 metri, produce energia elettrica, facendo marciare la piccola automobile alla velocità di 2,6 centimetri al secondo. «Restano da superare molti ostacoli perché una tecnologia così innovativa sia impiegata per rispondere alle esigenze energetiche dell’umanità», ammette Steinsiek. «Oggi portare orbita riflettori così vasti è problematico, anche usando dei materiali in grado di essere piegati e poi montati in orbita. Ma sarebbe possibile dividerli in vari lanci, e nei prossimi anni i voli spaziali diventeranno più economici. Questo grazie all’uso di sistemi di trasporto riutilizzabili come quelli previsti dal Future Launcher Preparatory Program dell’Esa». E’ poi necessario mettere a punto delle cellule fotovoltaiche che possano trasformare con efficienza in elettricità sia il raggio laser sia la stessa luce solare. Quest’effetto combinato amplifica il rendimento energetico. Ancora, è importante che le cellule fotovoltaiche siano sempre nella posizione migliore per intercettare il raggio laser. Per questo Eads ha progettato, in collaborazione con l’Università di Kaiserslautern, dei sensori capaci di riconoscere la direzione del laser e di comunicare ai pannelli solari situati sulla Terra l’angolazione più opportuna. La prima trasmissione di energia solare dallo spazio attraverso il laser avverrà nel 2010 dal laboratorio europeo Columbus, che nel 2007 sarà mandato in orbita e agganciato all’International Space Station. (LUCA VAGLIO)
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